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Premessa
Questo scritto è tratto da un libro ormai
introvabile, “Giochi della Gioventù di Aeromodellismo”
edito dall’Aeroclub d’Italia. E’ stato scritto da
Loris Kanneworf uno dei grandi nomi dell’aeromodellismo
italiano. Il libro veniva distribuito nelle scuole, assieme ad alcune
scatole di montaggio di un veleggiatore a volo libero, per i corsi di
aeromodellismo. La parte di aerodinamica è molto semplice, ma
da una infarinatura di come vola un aeromodello.
Come vola un aeromodello
Per far volare con successo un aeromodello, è
necessario conoscere alcune regole fondamentali, che cercheremo di
insegnarvi, senza lunghi e noiosi discorsi teorici.
Anzitutto, sapete perché vola un aeroplano? Non
certo perché esso galleggia nell'aria, come un pallone, in
quanto i moderni quadrimotori a reazione pesano decine di tonnellate.
Però l'aria, pur avendo una densità molto bassa (circa
mille volte meno dell'acqua), è in grado di sviluppare, quando
viene attraversata a forte velocità, una forza sostentatrice,
chiamata « portanza », capace di mantenere in volo
un aeroplano.
Per rendervi conto di questo fenomeno, appena vi
capiterà di fare una gita in treno o in macchina, prendete un
rettangolo di cartoncino rigido, e fatelo sporgere dal finestrino. Se
lo terrete orizzontale, cioè parallelo al senso del moto, non
avvertirete alcuna forza. Se però alzate il bordo anteriore,
in modo da fargli incontrare l'aria con un angolo positivo, il
cartoncino tenderà a sollevarsi. Se invece abbassate il bordo
anteriore, il cartoncino tenderà ad abbassarsi. Se infine lo
terrete verticale, sentirete solo una forte resistenza
all'avanzamento.
In figura 1 potete vedere la spiegazione di questo
fenomeno. Nel primo caso la forza aerodinamica, provocata
dall'urto dell'aria sulla superficie del cartoncino, è
inclinata verso l'alto, e quindi può essere scomposta in due
forze, una diretta in senso contrario al movimento, che è la «
resistenza », e l'altra diretta verso l'alto, che è
la « portanza », che tende a sollevare il
cartoncino.

Nel secondo caso la forza aerodinamica è invece
inclinata in basso, e quindi, oltre alla resistenza, determina una
forza diretta verso il basso, cioè una « departanza »,
che tende ad abbassare il cartoncino- Infine, nel terzo caso, si ha
solo una resistenza, più forte che nei primi due casi. Tali
forze sono tanto più sensibili quanto più grande è
la superficie del cartoncino e maggiore la velocità.Osservate
ora la fig. 2, nella quale è schematizzato un aereo, visto di
fianco, con l'ala in sezione, che ha, rispetto alla direzione del
movimento, un certo angolo positivo, chiamato « incidenza »,
come nel vostro cartoncino. Pertanto anche qui si sviluppano una
portanza ed una resistenza.

Perché l'aereo possa volare orizzontalmente,
occorre che la portanza sia uguale al peso dell'aereo, in modo che le
due forze si equilibrino. Pertanto occorre aumentare la velocità,
finché la portanza non arriva ad eguagliare il peso. Per fare
ciò occorre disporre di una forza che vinca la resistenza,
cioè una « trazione », che viene fornita
dall'elica, azionata dal motore, oppure dal getto dei motori a
reazione.
Si deve, cioè, raggiungere una condizione di
equilibrio, in cui la portanza sia uguale al peso e la trazione
uguale alla resistenza. In tali condizioni l'aereo può volare
orizzontalmente, con la velocità necessaria, sostenendosi
sull'aria come su una superficie solida.
La velocità di sostentamento dipende in gran
parte dal rapporto fra il peso dell'aereo e la superficie dell'ala,
cioè dal « carico alare ». Quanto maggiore
è il peso e minore la superficie dell'ala, cioè più
elevato il carico alare, tanto più forte deve essere la
velocità di sostentamento (per l'esattezza diremo che la
velocità di sostentamento è in funzione della radice
quadrata del carico alare, ciò in quanto la portanza
sviluppata dall'ala varia in funzione del quadrato della velocità).
Molta importanza ha anche la sezione dell'ala,
chiamata « profilo », che non è una lastra
piana, come il cartoncino del nostro esperimento. Ad esempio un'ala a
sezione curva ha una portanza maggiore di una piana. Ma l'ala degli
aerei, anche per esigenze costruttive, ha un certo spessore, ed è
sagomata, in sezione, secondo un determinato profilo. Ora quanto più
spesso è il profilo, tanto maggiori sono, in linea generale,
sia la portanza che la resistenza. Dalla forma del profilo, oltre che
dalla sua incidenza, dipende anche il rapporto fra la portanza e la
resistenza, cioè l’« efficienza »,
che è molto importante, in quanto se un profilo ha
un'efficienza elevata, basta una trazione bassa per raggiungere la
velocità di sostentamento; mentre se l'efficienza è
bassa, occorre una trazione maggiore, cioè un motore di
potenza più elevata, che consuma più carburante.

In figura 3 si vedono alcuni tipi di profili, sottili
e spessi; concavi,piani e convessi. Per aerei destinati a volare a
forte velocità, si deve dare la preferenza a profili sottili e
poco concavi, o addirittura biconvessi. Invece per aerei lenti,
oppure destinati a portare forti carichi, e che quindi hanno bisogno
di una notevole portanza, si sceglieranno profili spessi e concavi.
Senza entrare in particolari tecnici, vi diremo che in
un profilo concavo si determina un risucchio sulla superficie
superiore ed una pressione su quella inferiore, che complessivamente
determinano una sensibile spinta verso l'alto, cioè una
portanza indipendente dall'incidenza positiva. Infatti un'ala con
questi profili risulta portante anche ad incidenze leggermente
negative, ed a parità di incidenza fornisce una portanza assai
superiore a quella di una lastra piana.
Queste caratteristiche si vanno man mano attenuando
passando ai profili piani ed ai biconvessi asimmetrici. Quelli
simmetrici si comportano all'incirca come la lastra piana, ma con
migliore rendimento. Naturalmente anche la resistenza risulta
superiore nei profili più portanti, che vengono quindi usati
su modelli da durata, che devono volare lentamente, mentre per i
modelli da velocità sono più adatti quelli biconvessi,
spesso usati anche per i piani di coda.
Per finire, occorre ricordare
l'importanza dell'angolo di incidenza. Dagli esperimenti fatti con il
cartoncino, avrete capito che, aumentando l'angolo di incidenza,
entro certi limiti, aumentano sia la portanza che la resistenza.
Oltre un certo angolo (10-15°, a seconda del profilo e di altri
fattori) si verifica, però, una brusca riduzione della
portanza, a causa del distacco dei filetti fluidi dal dorso dell'ala.
È questa la condizione chiamata di « stallo »,
che determina la caduta dell'aereo. Lo stesso avviene per un'ala
profilata, per cui un aereo può
variare la velocità cambiando la posizione rispetto alla linea
di volo, detta « assetto », cioè variando
l'angolo di incidenza dell'ala, facendo però attenzione a non
raggiungere l'incidenza di stallo.

Pertanto in decollo ed in atterraggio l'aereo si
dispone con l'ala a forte incidenza, per potersi sostenere ad una
velocità relativamente bassa (fig. 4); mentre in volo
orizzontale si dispone con l'ala all'incidenza di massima efficienza,
che permette di ottenere il minimo consumo di carburante; oppure
all'incidenza che permette di raggiungere la massima velocità,
che è inferiore a quella di massima efficienza.
Appare anche chiaro come l'aereo possa salire o
scendere. Infatti se, nelle condizioni di volo orizzontale, si
applica una maggiore trazione, aumentando il numero dei giri del
motore, aumenterà la velocità di volo, e quindi la
portanza che, risultando maggiore del peso, permetterà
all'aereo di assumere una traiettoria ascensionale. Se invece si
diminuisce la trazione, portando il motore al minimo, l'aereo scende
lentamente. La salita può essere tanto più veloce e
ripida, quanto maggiore è la potenza del motore rispetto al
peso dell'aereo.
E’ però possibile volare anche senza
organo propulsore come nel caso dell’aliante o del modello
veleggiatore, che plana con un angolo discendente, tanto più
piccolo quanto maggiore è la sua efficienza, sfruttando il suo
peso come una sfera che rotola su un piano inclinato (fig. 5).

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