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Stabilità e manovrabilità
La fondamentale differenza fra un aeromodello in volo
libero ed un aeroplano consiste nel fatto che il primo non porta a
bordo né un pilota né un dispositivo di comando
automatico, e deve essere quindi autostabile, cioè in grado di
rimettersi da solo da variazioni di assetto provocate da raffiche dì
vento o da altre cause esterne. Al contrario l'aeroplano deve essere
maneggevole, cioè pronto a rispondere alla mano del pilota.
Un primo grado di stabilità si ottiene
disponendo l'ala in posizione elevata, sul dorso della fusoliera, o
addirittura sopraelevata per mezzo di una « pinna ». In
questo modo il modello, che si può considerare praticamente «
appeso » per il centro di pressione dell'ala, cioè per
il punto di applicazione della portanza, viene ad avere il suo centro
di gravita, o « baricentro », molto al di sotto, e si
comporta quindi come un pendolo. Cioè se, ad esempio, il
modello si inclina lateralmente, si produce una coppia di forze che
tende a ristabilire l'equilibrio (vedi fig. 6).

Questa stabilità « statica » non
sarebbe però sufficiente a mantenere l'equilibrio del modello,
se non vi si aggiungesse una stabilità « dinamica »,
ottenuta a mezzo di reazioni aerodinamiche stabilizzanti provocate da
appositi organi o accorgimenti. Essenziali per questa funzione sono i
piani di coda.
Il piano orizzontale garantisce la « stabilità
longitudinale ». È facile rendersi conto di quanto sia
instabile un’ala isolata; provate a lanciare dolcemente quella
di un modello: vedrete che essa assume uno stretto movimento
rotatorio intorno al suo asse trasversale. Ciò avviene in
quanto, a causa di complessi fenomeni aerodinamici che non staremo ad
illustrarvi, la posizione del centro di pressione varia con il
variare dell'incidenza, ed in modo tale da accentuare ogni
variazione, anziché correggerla. Per ottenere una traiettoria
uniforme occorre quindi che all'ala sia rigidamente collegata, a
mezzo della fusoliera, una superficie stabilizzatrice, chiamata «
piano di coda orizzontale ». Il suo funzionamento è
illustrato dalla fig. 7: se il modello assume un assetto irregolare,
il flusso d'aria che colpisce il piano di coda provoca una forza
stabilizzatrice sulla coda del modello. Questa spiegazione è
un po’ semplicistica, ma il proposito di mantenere questa
trattazione in termini il più possibile elementari ci
impedisce di illustrare più rigorosamente il fenomeno.

La stabilità longitudinale è tanto
maggiore quanto più grande è la superficie del piano di
coda rispetto a quella dell'ala e quanto maggiore è la
distanza fra ala e piano di coda rispetto alla corda media dell'ala.
Perché un modello, specie da volo libero, possa volare
correttamente, occorre che il piano di coda abbia un'incidenza minore
di quella dell'ala rispetto alla direzione del moto.
In maniera analoga agisce la « deriva » o
« piano di coda verticale », il quale corregge le
variazioni di assetto sul piano orizzontale, assicurando così
la « stabilità di rotta, o direzionale ».
Da notare che è improprio indicare gli organi
stabilizzanti ora illustrati con le rispettive denominazioni di «
timone di profondità » e « timone di direzione »,
che corrispondono invece alle sole superfici mobili, collegate ai
piani fissi, che negli aerei veri servono al pilota per guidare
l'apparecchio, e che nei modelli a volo libero mancano completamente.
Tali superfici mobili trovano invece applicazione nei modelli
radiocomandati.
Infine per assicurare la « stabilità
trasversale », l'ala di un modello volante viene sagomata
frontalmente in modo che le due semiali formino fra loro un certo
angolo, chiamato « diedro ». La figura 8 ne illustra le
varianti più usate.

Il funzionamento del diedro, sempre in maniera un po'
semplicistica, è il seguente: quando il modello si inclina
lateralmente, scivolando d'ala, la semiala più bassa si
presenta rispetto all'aria con una maggiore incidenza e quindi
sviluppa una portanza più elevata dell'altra semiala. La
differenza di portanza fra le due semiali determina una forza
raddrizzatrice (fig. 9), che è tanto maggiore quanto più
forte è l'entità del diedro

Nei modelli comandati, sia in volo circolare che
radiocomandati, l'autostabilità è meno importante, in
quanto l'assetto del modello può essere controllato dal
pilota. Per le categorie acrobatiche assume invece molta importanza
la « manovrabilità », che dipende, oltre che dalle
caratteristiche dei modelli, dai movimenti delle superfici di
comando.
Il « timone di profondità o elevatore »,
cioè la parte mobile del piano di coda orizzontale, alzandosi
fa cabrare il modello e abbassandosi lo fa picchiare. Il «timone
di direzione» (parte mobile della deriva) fa girare il modello
dalla stessa parte in cui sì sposta. Gli « alettoni »
(parti mobili sul retro dell'ala) regolano l'inclinazione trasversale
del modello, influendo sulla virata, e possono anche farlo ruotare su
se stesso. Per ruotare verso destra si deve alzare l'alettone destro
ed abbassare quello sinistro, in modo da ridurre la portanza della
semiala destra ed aumentare quella della semiala sinistra. Il
contrario per ruotare verso sinistra

Vari elementi di un modello volante
L'ala è indubbiamente l'elemento più
importante di un modello volante, essendo quello che ne determina il
sostentamento. Dal puntodi vista del progetto le sue caratteristiche
più importanti sono (fig. 11):

a) l'apertura, cioè la distanza in linea
retta fra le due estremità;
b) la corda media, cioè la larghezza
media dell'ala vista in pianta, dipendente dalla sua figura
geometrica;
e) la superficie, che viene calcolata in base
alla proiezione su un piano orizzontale, e corrisponde quindi al
prodotto dell'apertura per la corda media;
d) l'allungamento, cioè il rapporto fra
apertura e corda media, che influisce sensibilmente sulle
caratteristiche aerodinamiche dell'ala, in maniera che non staremo ad
illustrare in questa sede, in quanto richiederebbe l'introduzione di
nozioni teoriche più elevate; ci limiteremo a dire che un
aumento dell'allungamento tende ad aumentare l'efficienza dell'ala,
specie sui modelli più grandi, ma ne diminuisce ovviamente la
robustezza strutturale;
e) il diedro, cioè l'angolo di
inclinazione delle semiali rispetto al piano orizzontale, misurato in
gradi oppure riferito all'altezza delle estremità.
Nel piano di coda orizzontale si distinguono le stesse
caratteristiche aerodinamiche, ma l'allungamento ha minore
importanza; inoltre il piano di coda è generalmente privo di
diedro.
Per la fusoliera le caratteristiche principali di
progetto sono la lunghezza fuori tutto, cioè compresa
qualsiasi appendice; la sezione maestra, cioè la
superficie della massima sezione trasversale (in alcune categorie Ì
regolamenti prescrivono una sezione maestra minima) e la lunghezza
del braccio dì leva, cioè la distanza fra il
baricentro del modello ed il centro di pressione del piano di coda
orizzontale, che si può considerare situato ad un terzo della
corda; abbiamo visto l'importanza di tale lunghezza agli effetti
della stabilità longitudinale del modello (fig. 12).

I modelli veleggiatori sono completi con gli organi
finora illustrati. Nei modelli a motore esistono inoltre gli organi
propulsivi e, ma non sempre, quelli di atterraggio.
II propulsore per eccellenza è l'elica, che
viene azionata da una matassa elastica o da un vero e proprio motore
a scoppio in miniatura. Il principio di funzionamento dell'elica, con
un criterio un po' semplicistico, può essere paragonato a
quello della vite, che girando avanza nella sostanza solida che la
circonda (legno, ecc.). Cosi anche l'elica, come la vite, ha un suo
«passo », dipendente dall'inclinazione delle varie
sezioni delle pale, che insieme al diametro, ne costituisce le
caratteristiche principali.
Però, a differenza della vite, l'elica lavora
in un corpo fluido, che tende a sfuggire sotto l'azione delle pale-
Pertanto il passo effettivo, cioè l'avanzamento per
ogni giro di elica, risulta inferiore al passo geometrico. La
differenza viene detta « regresso » (fig. 13).

Nella maggior parte dei casi l'elica di un modello
volante è costituita da due pale (elica bipala), ma in
casi particolari si usano anche eliche monopale, tripale,
quadripale, ecc. (fig. 14).
Notevole differenza esiste fra le eliche usate per i
modelli ad elastico e quelle per i motori a scoppio. Infatti le
prime, dovendo sfruttare un numero di giri limitato, sono di
dimensioni assai elevate, in modo da girare lentamente ed ottenere
una durata di scarica sufficiente per un lungo volo. Al contrario le
eliche per i microscopici motorini a scoppio usati sui modelli
volanti, dovendo girare a fortissima velocità, sono molto più
piccole.
Come caratteristiche del propulsore, oltre a quelle
dell'elica, va considerata la cilindrata del motore a scoppio
(da 0,3 a 10 cc e oltre) oppure il peso della matassa
elastica.
Tutte queste caratteristiche che abbiamo elencato
variano naturalmente per le diverse categorie di modelli, a seconda
delle relative esigenze tecniche, tenendo anche conto delle
limitazioni eventualmente poste dalle formule di gara.
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